© Giuseppe Di Padova - Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

© Giuseppe Di Padova – Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

A pochi passi dalla stazione di Santa Maria Capua Vetere, non lontano dalla villa comunale, in un parco residenziale, visitiamo il Centro Sociale Polifunzionale Il dado, gestito dalla Soc. Coop. Sociale Attivarci, ed incontriamo la dott.ssa Antonella Cerbasi, psicologa e psico-terapetua che ha accettato di raccontarci quando, come e perché è iniziata la sfida del team di professionisti di cui fa parte da più di 15 anni.

Pareti colorate zeppe di scatti che immortalano sorrisi e abbracci, orologi fermi e banner con frasi che invitano a riflettere, delimitano spazi di vita e di libertà, curati ed organizzati, che accolgono ogni giorno, dal 2009, 20 ragazzi con disabilità, dai 18 anni in su.

Attività socio-ricreative e ludiche sostituiscono i classici percorsi di riabilitazione, si annullano distanza e diversità tra operatori e ragazzi destinatari che vivono, insieme, momenti e luoghi della quotidianità, con grande investimento ludico-affettivo al fine di stimolare processi di apprendimento, mai coercitivi, ma fondati sul principio della mimesis e di autodeterminazione.

E’ stato difficile, soprattutto nei primi anni, coinvolgere i nostri ragazzi in attività extra moenia, in spazi che non fossero quelli del nostro centro: la piazza, la piscina, un parco acquatico piuttosto che le bellissime Positano, Sorrento. E’ stata una sfida a tutti gli effetti potenziare le risorse umane, coordinarne le azioni, abbattere reticenze e resistenze di giovani che per anni hanno seguito percorsi riabilitativi tradizionali, in ambienti protetti, e disabituati alla socialità

Antonella ci motiva dunque la scelta strategica di una sede operativa in pieno centro cittadino, vicina a punti di interesse e funzionali per la mobilità personale e di gruppo per favorire un processo di integrazione vera.

L’interscambio è continuo, le relazioni anche, gli operatori hanno un ruolo molto vicino a quello di “accompagnatori” dei destinatari in esperienze di vita in tutti i contesti, il vero intervento educativo è sulle persone altre, sulla comunità che deve abbandonare classici atteggiamenti commiserativi e piuttosto comprendere e conoscere.
Anche il coinvolgimento di volontari in Servizio Civile Universale, diversi ogni anno ma molto vicini per età ai ragazzi destinatari, appare allo stesso tempo impegnativo e funzionale alla costruzione di relazioni affettive durature e stabili che prescindano dagli spazi e dalle attività programmate dal centro polifuzionale.
Proficue sinergie sono state attivate nel tempo con scuole, Università ed altre realtà sociali.

Si legge sul volto di Antonella la fatica e l’emozione mentre ripercorre con noi ricordi, progetti, sogni e speranze che Il dado ha rappresentato e rappresentata tutt’oggi per lei, per chi come lei ha accettato nel 2009 questa sfida, per i ragazzi costretti a casa dal 05 marzo 2019 e che non vedono l’ora di poter tornare alla normalità sebbene non siano stati lasciati soli nemmeno durante il lock-down, inevitabile per l’emergenza sanitaria Covid-2019. Le uscite in barca in notturna per godere da una prospettiva tutta nuova la Costiera, il cinema e la pizza del sabato sera, l’allenamento in piscina, sono state temporaneamente sostituite da una serie di attività gratuite on-line, dal laboratorio delle emozioni, radio musicale, lezione di yoga e ginnastica dolce. Ed ovviamente i cellulari di operatori e volontari sempre accesi, pronti ad accogliere una chiamata a qualsiasi ora.
Ebbene ricordare che oltre ad attività socializzanti per ragazzi con disabilità intellettive e relazionali, la cooperativa Attivarci, grazie ai PTRI e Budget di Salute, ha potuto sperimentare percorsi di inserimento lavorativo per persone con disturbi psichici, alcuni di essi impegnati proprio in diverse attività realizzate dalla coop. Attivarci.
Ed alla domanda “Progetti futuri?” Antonella ci svela il sogno di implementare una realtà lavorativa che potrebbe garantire un’occupazione stabile a circa dieci dei suoi ragazzi.

Ci stiamo pensando da un po’. Sarebbe bellissimo mettere su un caffè sociale, magari in un bene confiscato, interamente gestito dai nostri ragazzi. Quello che ci preoccupa, e non lo nascondiamo, è soprattutto la sostenibilità. Ci relazioniamo di continuo con le pubbliche amministrazioni che purtroppo pagano con ritardi di anni ed, in qualche caso, non pagano più, per cui diventa difficile (ma non impossibile!) immaginarci un reinvestimento simile.

E’ trascorsa circa un’ora e l’orologio sulla parete di fronte segna le 16.55, sebbene siano appena le 11.00 del mattino. Non può essere un caso ed Antonella lo conferma.

“Abbiamo voluto ricordare il celebre aforisma di Hesse -Anche un orologio rotto segna due volte al giorno l’ora esatta.
E’ questo che crediamo, e questa in realtà la vera sfida che ci impegna ogni giorno: abbandonare pregiudizi, non limitarci all’apparenza ma andare all’essenza, conoscerla ed imparare ad amarla.”